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ASPETTANDO L'ALBA CHE VERRA'

Siamo nel pieno della discussione delle linee del prossimo DPEF e, manco a dirlo, emergono ancora una volta le magagne intestine di questa coalizione, autoironicamente definitasi Unione, che ci governa. Il ministro Mastella minaccia di uscire se non si interviene sull’ICI. Quattro ministri dicono che così non va e che bisogna cambiare rotta. Sul cambiamento di rotta siamo tutti d’accordo, visto il magrissimo bilancio che l’esecutivo ci consegna allo scadere del suo primo anno di mandato. Per il resto questa continua dialettica dell’assurdo, in cui si dice una cosa e se ne vota un’altra, si sta in piazza e nel governo al contempo, e su ogni provvedimento è necessario trovare un compromesso di larghe intese, ci porta a formulare due considerazioni. La prima è ovvia: questa coalizione non è in grado di governare, non ne ha né i numeri né la capacità, si affanna a sopravvivere ma non ha un programma condiviso. La seconda è una considerazione, per così dire, di sistema e riguarda in generale il problema della governabilità degli Esecutivi del nostro Paese, un problema che ci trasciniamo da decenni e che è lungi dall’essere stato risolto con l’introduzione prima del Mattarellum e poi del Porcellum, nonché dell’elezione “diretta” del Presidente del Consiglio, tutti accorgimenti che non hanno fatto altro che aggravare la situazione, visto il proliferare del numero e del peso dei piccoli partiti. Né emerge in Parlamento la volontà di affrontare il problema nei termini di una sua effettiva risoluzione. Partendo cioè dalla lapalissiana constatazione che rappresentatività ed efficacia decisionale non vanno a braccetto. Non servono riforme costituzionali che incidano sulla forma di Governo, basterebbe intervenire sulla legge elettorale per sanare l’ipertrofia che attanaglia il nostro assetto partitico. E’ dall’assetto partitico che dipende il grado di omogeneità delle coalizioni di Governo e l’assetto partitico è quello che esce fuori dal sistema elettorale. Tanto per capirci:una bella soglia di sbarramento e il gioco è fatto.  Ma è ovvio che in questo momento, con questo assetto di governo, chiedere una seria riforma elettorale è chiedere troppo, vista la pervicacia con cui Mastella si affanna per salvaguardare la sopravvivenza del proprio partito dalla minaccia del referendum, seguito a ruota dai vari Bossi e Bertinotti, adoperando proprio quei metodi ricattatori che la riforma elettorale auspicata da chi scrive dovrebbe impedire…Tornando a riflettere sulla prima delle nostre considerazioni, è desolante notare come questa coalizione di sopravvivenza si stia impegnando giorno dopo giorno nel perdere consenso. Non che il consenso sia l’unico l’indicatore dell’operato di un governo, anzi, molto spesso la perdita di consenso è consequenziale all’attuazione di vere riforme; tuttavia, continuare a navigare a vista senza un’idea-progetto sul futuro del Paese vuol dire gettarlo in una situazione di stallo che a lungo andare rischia di generare fratture insanabili nel suo sviluppo e risanamento.  Gli elettori dell’Unione sono delusi, non perché non siano consci delle difficoltà che comporta governare con un senatore di maggioranza, ma perché hanno perso la speranza di cambiamento. Ora si guarda Veltroni come l’homo novus della politica, come l’unico in grado di dare una scossa a questa sinistra immobilizzata dal macigno berlusconiano. Questo implicitamente significa il fallimento del ticket D’Alema-Fassino. Ciò che però ci preme di sapere è quale sarà l’atteggiamento del Partito Democratico sul tema della giustizia. Nella passata legislatura abbiamo assistito al proliferare di leggi ad personam e contra personam, come la legge sul falso in bilancio, sulle rogatorie, sul legittimo sospetto, sulle telecomunicazioni, la ex-Cirielli etc e la legge che impedì a Gian Carlo Caselli di concorrere alla carica di Procuratore nazionale antimafia. Qualcuna di queste leggi è stata dichiarata incostituzionale, le altre ancora sono in vigore, anche se nel programma dell’Unione era espressamente sancita l’abolizione delle leggi vergogna. Il dato più triste è però un altro: per 5 anni il centrosinistra si è opposto a provvedimenti salva-politici, e forse qualche risultato lo ha pure ottenuto; la Cirielli è diventata ex-Cirielli, e non ha salvato più l’on.Cesare Previti. Ebbene, se la Casa delle Libertà non è riuscita a salvare l’avvocato della Fininvest, neanche dopo 3 o 4 tentativi, il centrosinistra ci è riuscito al primo colpo con l’indulto. Che coerenza!!! Un altro elemento a favore della tesi secondo la quale il centrosinistra non ha il coraggio (o forse, viene legittimamente da pensare, la volontà) di risolvere il problema della giustizia, è la nomina a Ministro della Giustizia dell’on. Clemente Mastella. In un clima così teso, in un periodo di continua delegittimazione della magistratura, l’Italia si può permettere un Ministro della Giustizia segretario di un partito che raccoglie meno del 1.4% di voti? Non è che per la sopravvivenza dell’Udeur, il Ministro Mastella, nel fare la riforma dell’ordinamento, rimarrà affascinato dalle sirene del Centrodestra?
Per quanto riguarda l’anacronismo di una parte della sinistra, che dire del veto sul tema dell’innalzamento dell’età pensionabile. In Europa si va in pensione a 65 anni, in Italia a 57!!! Ben venga un criterio che consenta a chi svolge lavori usuranti, di andare in pensione prima di chi fa l’impiegato; ma bisogna essere un attimo realisti, siamo il paese più vecchio d’Europa!!! Se da un lato c’è chi pone il veto sulle pensioni, dall’altro c’è chi chiede risorse per le famiglie: la piazza chiama, l’Udeur risponde!!! In 60 anni di Repubblica abbiamo avuto 52 presidenti del Consiglio Cattolici, 8 laici (?). Se oggi la Chiesa parla di famiglia come nucleo centrale della società, e siamo lo stato che in Europa investe di meno nel sostentamento delle famiglie, forse i precedenti Presidenti del Consiglio, erano Cattolici solo al momento delle elezioni!!! Ecco una media di quanto hanno speso gli stati europei per la famiglia e l’infanzia, tra il 2000 e il 2006 (in milioni di euro) :

Fonte Welfare UE (Eurispes ’06)

Che cosa significa programma di governo se ogni partito avanza delle pretese o pone veti su ogni proposta di legge? La legge elettorale va cambiata, ma ciò che più serve al paese è cambiare questo modo di fare politica. Non bisogna votare un politico per interesse personale. Il politico deve conquistare il consenso sulla base delle idee e sulla capacità di tradurle in fatti concreti. L’articolo 67 della Costituzione recita: “Ogni membro del parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Tipico esempio di norma puntualmente violata!!!

Pubblicato il 28/6/2007 alle 10.25 nella rubrica Diario.

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